5 canzoni per ballare d’architettura

Massimiliano Zigoi

5 canzoni per ballare d’architettura: Massimiliano Zigoi
26 Aprile 2016 Claudia Benetello

EDITORIALE

Sono originaria di un paesino della laguna veneta, dove il massimo della vita sociale è fare un giro per il corso a guardare le vetrine e dove lo sport preferito è impicciarsi degli affari altrui. Non sorprende che fin da piccola io sia sempre stata affascinata dalle città. Dalle grandi città. Mi piaceva l’idea di perdermi – forse sparire – in un ambiente pieno di innovazione, di stimoli, di gente a cui non importava un fico secco di me. Visitare New York, seppure brevemente, a tredici anni è stato il mio primo contatto con la metropoli. Un’esperienza elettrizzante. La vita mi ha portata prima a Roma e poi a Milano: la prima mi azzanna di nostalgia ogni volta che ci torno, la seconda continua a trattarmi male nonostante la mia devozione.

Il protagonista di questa settimana è uno che Milano la ama profondamente. Architetto e docente al Politecnico, Massimiliano Zigoi scrive sul blog di Icon proponendo delle “ricette di architettura”. Ho provato a punzecchiarlo sul nesso tra musica e architettura, citando Frank Zappa secondo il quale “parlare di musica è come ballare di architettura”, e ne è uscita un’intervista piena di spunti interdisciplinari.

Massimiliano Zigoi

ZIGOI

Identitweet: autoritratto in 140 caratteri

“Architetto, docente e blogger. La mia mano sinistra disegna da sempre e non smetterà mai. P.S. Sono innamorato di Milano”

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La playlist

INTERVISTA

Quando scrivo di Milano, scrivo di una città che amo in maniera folle. Non scrivo per i forestieri, ma mi immagino sempre che idea si fa di Milano chi non ci è mai stato.”

Sul blog di Icon, Massimiliano Zigoi propone delle “ricette di architettura”, invitando a scoprire nuove realtà ma anche meraviglie del ‘900 milanese che sono sconosciute ai più. Qual è la tendenza predominante che riscontra in questo momento storico?

“Molti che vengono a Milano da fuori si stupiscono per come si sia rinnovata, alludendo a City Life e Porta Nuova. Però la Milano di Piazza Gae Aulenti potrebbe essere Dubai… un modello che a mio avviso non dovrebbe rincorrere. Trovo che il genius loci si sia un po’ perso, ecco. Milano si sta sviluppando in una nuova verticalità, dettata anche da ragioni economiche, e ora il suo skyline è molto più definito ed evidente. Uno dei nuovi grattacieli di Milano, il Palazzo della Regione, è un simbolo di potere, un segno, al pari di quanto lasciato da Mitterand nella zona della Défense di Parigi.”

Frank Zappa diceva che parlare di musica è come ballare di architettura. Ovvero un’operazione senza senso. Lui che è architetto, che ne pensa?

“Mi trovo più d’accordo con Goethe, secondo il quale ‘l’architettura è musica congelata’. Il mondo, e quindi l’architettura, lo spazio geometrico in cui viviamo, è dato dai rapporti. E la musica è tutto un rapporto armonico. Mi viene in mente il convento di Santa Maria de La Tourette progettato da Le Corbusier, le cui vetrate hanno rapporti armonici legati ai ritmi ed ai canti dei monaci.”

Nella sua vita si intrecciano parole e forme, pensieri e realtà, mondi possibili e mondi tangibili: Massimiliano infatti scrive, disegna, progetta e legge molto. Mi stupisco non poco quando mi dice che la letteratura ha un ruolo fondamentale per lo svolgimento della sua professione di architetto:

“Ho sempre pensato che, per capire com’è fatta l’architettura, leggere romanzi o saggi mi servisse di più rispetto a un libro di architettura. Capisci molto di più la società dalle tendenze della letteratura. Sì, perché un edificio è espressione dell’uomo tanto quanto un libro. L’architettura è la cosa che vedi di più durante la tua vita, e peraltro è la cosa che più determina la bellezza o la bruttezza della vita che ti circonda. E, per dirla con il grande Frank Lloyd Wright, ‘un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto può solo consigliare al cliente di piantare dei rampicanti’. A buon inteditor…”.

LA PLAYLIST DI MASSIMILIANO ZIGOI

Moanin’ – Charles Mingus

“Nel jazz trovo molto affascinante lo schema del ritmo di fondo sul quale poi avvengono delle variazioni. Quella è la composizione, e la composizione è tutto in architettura. Quando ascolto il jazz ‘leggo’ i vari strati, una griglia di forma sulla quale ogni tanto, a intervalli definiti, ci sono interazioni con altri strumenti che portano alla creazione di una sovrastruttura, sulla quale poi si innestano altre variazioni. È proprio una cosa spaziale, riesco a vederla.”


La Cavalcata delle Valchirie – Richard Wagner

“Forse sarò banale, ma la musica che maggiormente crea spazi – anche perché è a supporto di un racconto – è la lirica. Ma non mi riferisco alla musica cantata: lì è più facile ‘vedere’ lo spazio. Quella di Wagner è la musica più spaziale che io abbia mai sentito. Lui è molto verticale, legato a una divinità o a qualcosa di sovrannaturale.”


Money – Pink Floyd

“I Pink Floyd hanno la grande capacità di farti entrare in uno spazio deformato, come l’optical art e i quadri di Vasarely. O anche come il video ‘Cult of Cherry’, diretto da e con Floria Sigismondi per Mac Cosmetics.”


Venus in Furs – Velvet Underground

“La cover: cosa sarebbe in architettura? Forse il post-moderno? Il neoclassicismo? E nell’arte, cosa sarebbe? Forse i baffi alla Gioconda di Duchamp? Più probabilmente le Gioconde di Andy Warhol! E se dico Andy Warhol, penso ai Velvet Underground”


Packt Like Sardines In A Crushed Tin Box – Radiohead

“Una canzone emblema dell’architettura della mia città? Milano è una città proteiforme, la sua cifra stilistica è l’essere creativa, sempre in movimento, con un costante rumore di fondo. Come questo brano.”


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